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  [ 22/05/2013 ] 9/22 novembre 2012 MESSICO E GUATEMALA - prima parte

Ci ritroviamo una ventina di infreddoliti alle 2 e 30 in piazzale “ex-Zuffo” pronti e decisi a partire verso i tropici, lasciando l’aria autunnale di Trento. Il viaggio è decisamente lungo, forse interminabile, ma – per un viaggiatore attento – non noioso o inutile. Le sale attesa degli aeroporti, le cabine degli aerei, gli innumerevoli corridoi percorsi sono essi stessi un’esperienza di immersione fra lingue, facce, profumi, speranze, obiettivi diversi …. da tutto il mondo. Comunque sia: arriviamo all’albergo a Città del Messico vero le 19 e 30 (con le 7 ore di fuso sono 24 ore di viaggio!).
Seguendo la nostra guida messicana Michelangel alle 8 iniziamo la guida di Mexico City. La prima sensazione è un lieve bruciore in gola: l’inquinamento creato da miriadi di auto di tutti i tipi, pullman coloratissimi ed improbabili camion e furgoni, inseguiti da lunghe scie scure e tossiche di scarico.
La città, popolata da circa 4 milioni e mezzo di persone, ha un diametro di 82 km! Il solo Paseo della Riforma (un largo corso rettilineo che taglia in due la città) è lungo 34 km. Passeggiamo nel centro storico pedonale, scoprendo che la città sorge ove c’era un lago. Gli Aztechi cercavano un luogo per creare la loro capitale: dove un’aquila si sarebbe posata su un cactus a divorare un serpente! Visitiamo la chiesa di San Francesco, la splendida Casa de los Azulejos (residenza nobiliare spagnola trasformata in ristorante, che scopriamo sfilando fra indifferenti avventori), la Cattedrale, Plaza des Armas (il Zocalo della città) ed il Palazzo del Governo (con gli splendidi murales del pittore patriota Diego Rivera). Nel pomeriggio andiamo al sito archeologico di Teotihuacan (“luogo fatto dagli Dei”). La piana, bruciata dal sole, è molto vasta; in mezzo si innalzano maestose le due piramidi “del Sole” e “della Luna”, collegate dalla Strada dei Morti. Una grande moltitudine di turisti brulica attorno, come formiche su due formicai affiancati. Saliamo anche noi sulla piramide del Sole. Saranno la sessantina di metri di altezza o gli scalini erti ed alti, saranno i circa 2300 metri di altezza sul livello del mare o, semplicemente, una forma fisica non perfetta ma sulla cima ero in un bagno di sudore e ringraziavo Dio che gli Aztechi avevano terminato lì la loro mania di …. altezza. Più tardi rientriamo a Città del Messico per un visita al Santuario della Madonna di Guadalupe. La basilica “nuova” è molto grande e moderna; continue mini-processioni di fedeli con stendardi e canti entrano dal portone principale nell’indifferente caotico andirivieni di visitatori. La basilica “vecchia” è più intima e colorata, ma è decisamente “storta”: le fondamenta stanno sprofondando nell’instabile fondo lacustre. Se sta ancora in piedi è certamente uno dei miracoli!
Il giorno dopo un aereo ci porta velocemente a Tuxtla Gutierrez, capitale dello Stato del Chiapas, mille km più a sud. Il Chiapas è una terra bellissima, grande circa un quinto dell’Italia; per quello che abbiamo visto e vissuto, è una terra di contadini che combattono continuamente con la giungla per ampliare i terreni coltivabili (ahimè vincendo: in un quarantina di anni l’area della giungla si è ridotta dal 85% all’attuale 40% del territorio). Da ora comincia il vero viaggio, da ora le emozioni e le sorprese cominciano a succedersi a ritmo sempre più incalzante,tanto che devo per forza essere sintetico.
Dopo un succulento pranzo “chiapatero” a Chiapa de Chorzo (tranquilla cittadina del tutto simile ai Pueblos Blancos dell’Andalusia) ci imbarchiamo a bordo di velocissimi motoscafi per esplorare il Canyon Sumidero.
Il canyon (famoso per epiche battaglie fra Spagnoli e Maya, i quali, sconfitti, si sono suicidati in massa per non diventare schiavi) è diventato un vero fiordo nel cuore del Messico in seguito alla costruzione di una diga. Durante la navigazione possiamo ammirare le incombenti pareti, alte fino a mille metri, interamente ricoperte dalla vegetazione: veri e propri muri verdi invalicabili. Numerose e sapienti soste ci consentono di avvistare alligatori, scimmie ragno, cormorani, avvoltoi e numerosi uccelli. Le emozioni si intrecciano nei nostri cuori così come le braccia sopra le teste, indicanti questo o quell’animale, e spesso la barca ondeggia pericolosamente in seguito ai repentini spostamenti “tutti da una parte” di fotografi e cineasti in fasce (compreso il sottoscritto).
In serata arriviamo a San Cristobal de las Casas. Per gli Spagnoli questa doveva essere la capitale della regione e qui nasce il Movimento Zapatista. Le strade sono malamente selciate ed i marciapiedi sono decisamente molto alti, però passeggiare per le diritte e bianche vie è molto affascinante. Dopo un’interessante visita alla chiesa del Serrito (“collinetta”) entriamo (all’inizio un po’ intimoriti) per le viuzze del mercato. Un miscuglio inebriante di colori e di profumi ci avvolge mentre sfiliamo in disordinata fila indiana fra le bancarelle. La scoperta di sconosciuti frutti e di verdure “strane” (fra cui fagioli di tutti i colori) trasforma l’incertezza in curiosità e qualcuno arriva persino ad assaggiare …. formiche caramellate! Il giro cittadino termina con la visita delle due chiese domenicane (due: una per i nobili spagnoli e l’altra per gli indigeni) ed un negozio intrigante di ambra, gestito da un sardo!
Nel pomeriggio visitiamo i vicini San Juan Chamula e Zinancantan: qui è forte la presenza del sincretismo religioso fra il cattolicesimo ed i riti pagani indigeni. Nella chiesa di San Juan non è possibile fotografare (pena bastonate!) ma l’atmosfera è surreale. Abbiamo assistito al sacrificio di una gallina bianca ai piedi della statua di San Benedetto (non so quanto ne possa essere stato contento!) ma, a fronte di una cattolica perplessità, dobbiamo ammettere che nella chiesa si avvertiva forte la presenza di una fede vera e genuina, testimoniata sia dalla montagna di fiori sull’altare ma anche e soprattutto dalle persone assorte in profonda preghiera, incuranti della nostra curiosa presenza. E’ proprio vero che dai cuori semplici nasce una fede forte. Anche nella chiesa di San Lorenzo a Zinancantan abbiamo trovato riti pagani ai piedi di simboli cristiani e, in una piccola cappella, un luogo per le riunioni comunitarie con i bastoni “per votare”.
Il giorno dopo ci aspetta il lungo trasferimento in pullman verso il Guatemala. Durante le lunghe ore abbiamo però potuto godere di interessanti informazioni sui luoghi attraversati e sui Maya. Una delle cose che mi ha colpito maggiormente è che i Maya non sono stati un popolo unico, ma l’insieme di tante città-stato con le loro leggi, i loro dei e la loro lingua. La corsa sulla Panamericana viene frequentemente frenata da numerosissimi dossi rallentatori, che ci fanno sobbalzante compagnia, impedendo di addormentarci. Il paesaggio del Messico appare dal finestrino come velato da una lente giallo-arancione (dalle coltivazioni rubate alla giungla si alza una impercettibile polvere) si trasforma nel Guatemala in una decisa gradazione infinita di verdi (la giungla non è stata così tanto depredata). Il confine a La Mesilla è un calderone caotico in mezzo al nulla. Da improbabili e circospetti Guatemaltechi cambio stiratissimi dollari nuovi tutti uguali, appena usciti dalla banca, con vecchi spiegazzati Quetzal, unti e coloratissimi, che metto in tasca con qualche dubbio sulla loro regolarità. La guida locale (Ricardo) ci informa che il Guatemala è una grande nazione maya (500.000 kmq) maya; in esso ci sono 33 vulcani, di cui 9 attivi (ecco il perché del grave terremoto di novembre, delle cui conseguenze fortunatamente non avvertiamo presenza). Dalle sue parole traspare forte il senso di appartenenza alla cultura Maya del popolo guatemalteco e del Chiapas.
Arriviamo in piena notte a Panajachel alla fine di una ripidissima discesa, che mette a dura prova i freni del pullman. Il buio stellato di una fresca notte guatemalteca nasconde un tesoro meraviglioso, che si svelerà al nostro mattutino risveglio: aprendo le tende delle nostre camere appare ai nostri occhi il panorama mozza-fiato del lago Atitlan, coronato dai tre vulcani Santiago, Toliman e San Pedro; ci ritroviamo così tutti schierati sui balconi a mezzaluna dell’hotel come su un palco ad ammirare la ennesima meraviglia del Creato. La giornata passa a bordo di un battello e visitando i paesini di San Antonio Palopò e Santiago. In serata raggiungiamo Chichicastenango.
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