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[ 11/01/2012 ] L’ALTRA FACCIA DELLA CINA, Marzo 2011
Ho avuto la fortuna di partecipare al recente viaggio nelle città imperiali della Cina e mi sono sentito come un astronauta esploratore sulla faccia che la luna cela a noi terrestri. Ho visto cose che mai mi sarei aspettato e che né a scuola né dal comune parlare ho mai appreso.
È anche vero che delle quattro stelle minori che, sulla bandiera rossa, contornano quella grande del comunismo ce ne hanno mostrate solo due: quella dei borghesi e quella degli intellettuali, lasciando nello smog, che perenne offusca città e campagne, le altre due: quelle degli operai e dei contadini.
Così ci hanno pure dimostrato come il socialcapitalismo ha permesso, nel giro di una trentina di anni, di cambiare radicalmente il volto di quello stato-semicontinente. E in Cina ”tutto è grande”: le case sono di regola condomini con una trentina di piani, con volgari stenditoi alle finestre carichi di biancheria; le autostrade, nate solo da vent’anni, sono a quattro corsie per entrambi i sensi di marcia e oggi pareggiano in lunghezza quelle dell’intera comunità europea; i treni magnetici sono spaventosamente veloci (tra un paio di mesi si potrà andare da Shanghai a Pechino, 1200 Km, in quattro ore) ; sulle rive del Huang-po svetta la torre televisiva più alta del mondo, all’ombra del maestoso grattacielo di 492 m., battuto in altezza solo recentemente da quello di Dubai; piazza Tian’anmen l’hanno ampliata quanto l’intero Stato della Città del Vaticano; il mausoleo dell’imperatore Qin, difeso da un esercito di diecimila soldati (statue di terracotta a grandezza naturale), fa concorrenza alle piramidi d’Egitto; le metropoli pullulano con 20-30 milioni di abitanti; la grande muraglia, lunga quasi 9000 Km, è cosi imponente che gli astronauti la notano anche dalla luna.
In poco più di una settimana abbiamo visitato i centri più importanti: Shanghai, la città tutta nuova è supermoderna, capitale commerciale e finanziaria della Cina, Suzou (un piccolo centro, dicono loro, con solo 2 milioni di abitanti) città dei giardini, capitale della seta, la Venezia cinese con i suoi lunghi canali che la attraversano, Xi’an capitale artistica con le tombe degli imperatori, le pagode e la cerchia delle antiche mura con porte e torri maestose (un’ampia pista di 21 km, proprio una semimatona), infine Pechino con le sue sei circonvallazioni concentriche (la più esterna ha un raggio di 90 Km), capitale politica e storica, con la città proibita dove viveva l’imperatore, e in centro a Tian’anmen nel suo mausoleo riposa Mao mentre tutto il lato ovest è occupato dal palazzo dell’Assemblea del Popolo con un auditorium di 300 m2 , proprio in questi giorni vi siedono i diecimila rappresentanti, che eletti per cinque anni nella trenta province, in due settimane all’anno approvano le leggi per tutti i cinesi (1 miliardo e 350 milioni).
Ma ciò che colpisce di più è il formicolio delle persone: tante, ma tante, tutte ordinate e vestite all’ultima moda: dai funzionari incravattati e in completo blù, alle mamme con i tailleur chic, i giovani in jeans firmati, le ragazze ben truccate ed elegantissime nei minivestiti e leggins variopinti. L’eleganza anche qui non ha limiti, senza nulla di indecoroso, del resto anche le nostre migliori case di moda hanno qui fiorenti negozi. Persino le signore attempate e i nonni, molti con il pupo nel passeggino, vestono sobrio ma raffinato, così operai e addette alle pulizie sono perfetti con il loro casco giallo in testa e le vivaci tute da lavoro. Impeccabili le divise dei militari, dei vigili urbani, delle guardie private davanti a grandi magazzini ed alberghi. Tutti con volti distesi e pronti al sorriso, tutti rispettosi degli altri, ben inquadrati in fila per due quando c’è il cambio del turno sul lavoro. Tutti attenti e scrupolosi perfino sulle strisce di attraversamento pedonale, perché in Cina le automobili hanno la precedenza sui pedoni.
Ma in che mondo vivono questi cinesi?
Ognuno si sente elemento costituente di un grande popolo, forte è il senso di appartenenza allo Stato che impone il suo benessere collettivo a individui, famiglie, associazioni. La legge diventa un obbligo indiscusso per ogni cittadino, così non si può nascere se in famiglia c’è già un figlio, così è naturale che delinquenti, andicappati, malati inguaribili lascino spazio vitale a cittadini attivi, così i morti vanno ridotti in cenere da gettare nel parco: tanto in barba a credenze religiose e antiche filosofie esistenziali, è meglio vivere nell’ateismo, così dopo la morte non ci sarà di che preoccuparsi. Tutti in campo per il bene dello Stato, perché se lo Stato sta bene, sta bene anche ogni singolo cittadino.
L’armonia è la regola d’oro che rende più dolce la vita, quindi rispetto per gli altri nelle relazioni e nelle diversità di opinioni.
La pazienza è la virtù che fa superare i momenti difficili e gli eventuali contrasti con chi sta vicino: basta dare tempo al tempo perché le faccende prendano la giusta piega.
Per migliorare il tenore di vita personale, il grado di felicità e soddisfare le aspirazioni, bisogna darsi da fare per aumentare la propria cultura ( in Cina la scuola e le università valgono per quanto più sono severe ed esigenti nel trasmettere nozioni e regole nelle diverse discipline). Così si deve saper gestire con cura estrema i pochi yen corrisposti in paga del proprio lavoro ( e lo straordinario, molto e frequente, non viene retribuito).
Solo così un popolo unito e compatto, grande nel numero e ben ordinato ha saputo in pochi anni cambiare la faccia della sua terra.
Era solo il 1° ottobre 1949 quando Mao Tse-tung fondava la Repubblica Popolare Cinese e si imboccava la difficile strada della lotta contro l &arretratezza e contro la minaccia di aggressione imperialista. Il marxismo mutuato dall’Urss pianificherà il progresso economico, sradicando ogni tradizione religiosa, filosofica e culturale, invitando poi gli intellettuali a ” lasciar fiorire cento fiori, lasciar discutere cento scuole” e il ”libretto rosso” con i detti di Mao diventa la bibbia dei giovani.
Dopo la morte di Mao (1976) e l’eliminazione della “banda dei quattro”, negli anni ’80, Deng Xiaoping con la sua “economia socialista di mercato” apre agli investimenti stranieri, al mercato globale. Così la Cina imbocca la strada di un rapido sviluppo economico e prende posto tra le grandi nazioni che dominano il mondo. La sanguinosa repressione, nel giugno 1989 a Tian’anmen, dei giovani che chiedevano più democrazia in politica segnò un momento di crisi che però Deng riuscì saggiamente a superare con il suo benestare a uno stile di vita improntata sempre più al capitalismo controllato che ancor oggi fa della Cina una potenza mondiale sempre più forte.
Le Olimpiadi di Pechino del 2008, l’Expo di Shanghai del 2010, l’Hortiflorexpo Cina del 2011 danno motivo a rinnovare e costruire alberghi che reggono al confronto con i migliori nostri cinque stelle. Qui tutto sorge nello spazio di pochi mesi, dal nulla agli alti palazzi in cemento e tanto, tanto vetro, perché si lavora giorno e notte a pieno ritmo e in perfetta integrazione tra operai specializzati nei vari settori edili.
L’abbiamo sperimentato direttamente dormendo sia in stanze ampie e lussuose al 21° piano che in amene residenze nella pagoda circondata dal classico giardino: stagni d’acqua con immancabili ponti a zig zag (per impedire l’accesso agli spiriti maligni), possenti rocce di giada traforata dagli eventi atmosferici, bonsai in fiore e alberi centenari, tutto immerso in una visione architettonica magica e straordinaria.
Due parole sulla cucina cinese, pur modificata per i visitatori stranieri ma ancor tanto diversa dalla nostra. Si siede in dieci a un grande tavolo rotondo, si mangia in un piatto non grande e una ciotolina è predisposta per le minestre di verdura e fili d’uovo, accanto alle classiche bacchette ci concedono anche una forchetta e un cucchiaio in ceramica, non manca la tazzina per il te e accanto al bicchiere per la bevanda ti preparano un tovagliolino di carta (come da noi in pasticceria), poi ciascuno prende dai piatti di portata disposti sul grande disco di vetro che gira al centro del tavolo. Si mangia di tutto un po’ non manca il riso lesso che si condisce a piacere con salse più o meno piccanti, tante e varie le verdure (cipolle, melanzane, fagiolini, zucchine, carote, patate e molto mais in grani) al dente, cotte a vapore, da condire come il riso, a volte ti propongono spaghetti fatti con farina di riso o dei ravioloni variamente imbottiti, non la carne si va dalle minuscole fettine di maiale o di vitello, a brandellini di pollo o di pesce, di solito non mancano le palline misteriose omologhe delle nostre polpette, per dolce un panino o un biscotto, per frutta un triangolino di anguria e uno spicchio d’arancia con la buccia.
Da ultimo ricordiamo le classiche visite alle ditte di lavorazione della seta, della lana cashmere, della giada preziosa, della ceramica cinese classica e cloisonne, con relativi empori a prezzi scontati, per finire nella casa del te, dove ti insegnano a scegliere, preparare e apprezzare le varie specialità.
Un mondo insomma non troppo diverso da quello di altre mete turistiche, ma senza dubbio ben diverso dalle cineserie che ci vengono proposte qui in casa nostra, sui mercati, negli odorosi bazar, nei ristoranti che di cinese forse mantengono solo i palloncini di carta rossa all’entrata.
Antonio Osele
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